Padova, 30 novembre 2019
USMI –Mestrino 63 - 65
Di Stefano Migotto
“I salmoni imboccano i fiumi in cui sono nati, saltano tra una roccia e l’altra, fra un grizzly e l’altro, fino alle pozze tranquille e ricche di ghiaia dove le femmine scaveranno buche e deporranno le uova. A milioni, determinati come monaci, altrettanto ascetici: dopo un digiuno assoluto, perché la mandibola inferiore cresce fino a chiuder loro la bocca e non resta che andare, raccogliere le forze – come d’autunno – affrontare la sorte, l’inverno. Molti ce la fanno, non tutti.” Carlo Grande
Alla fine non ce l’abbiamo fatta: abbiamo, come dei salmoni, risalito la corrente con grande fatica e giunti quasi alla fine di un viaggio travagliato, dove è servita più la determinazione e la volontà che la tecnica e il bel gioco, un grizzly con una zampata ci ha prima accecati e poi finiti.
In queste poche parole il riassunto di una partita bella, combattuta e leale con gli amici di Mestrino; sì, uso il termine amici perché, a partire dallo staff e a seguire ai loro tifosi, ho ritrovato la stessa passione e determinazione che ci mettiamo noi dell’USMI; amici per il movimento del basket. E questo ha reso la sconfitta ancora più amara e dolorosa perché la vittoria era un risultato alla nostra portata e non ci sono altri responsabili se non noi stessi per quanto accaduto. L’arbitraggio, come il caso, è stato cieco e imparziale: falli tecnici e parole, a volte persino minacciose, distribuiti sul campo come caramelle ad Halloween: trick or treat? Sono sicuro che le parole distribuite sul campo siano state già loro stesse la punizione e che non sia stato necessario scrivere altro.
Il coach, considerata anche l’assenza di Giovanni che comunque i suoi 15 punti a partita li garantisce, aveva chiesto solo una cosa: non fare la solita partita di rincorsa; ma come spesso accade nemo propheta acceptus est in patria sua. Abbiamo voluto fare i salmoni che risalgono la corrente e ci siamo presi una bella mazzata. Poi se vogliamo ci possiamo aggrappare agli episodi e gridare contro il fato crudele; ma si cade in coma etilico per l’ultimo bicchiere o per la somma di quanto bevuto? Abbiamo argomenti su cui riflettere insieme seriamente.
1 quarto 13 - 24: la partita inizia e il Mestrino parte subito forte e detta il ritmo della partita; noi sembriamo impauriti o pigri, nei fatti continuiamo a subire il loro gioco; facciamo fatica a concludere e sbagliamo molto (meno del 50% da due, 0 su 3 nei tiri da tre); Mestrino sta sui fondamentali, gioca semplice e chiude a + 11. Abbiamo messo le basi per una rincorsa.
2 quarto 18 - 13: nell’intervallo breve il coach suona la sveglia e chiede ai ragazzi di difendere come sanno fare; dopo due tiri liberi realizzati da Leo H il tavolo non si trova e servono un paio di minuti e i dati degli scout di entrambe le squadre per far tornare i conti; non esattamente precisa neanche la gestione dei 24 secondi ma sono dettagli; chiuse le porte della difesa e nonostante gli errori sotto canestro e nei tiri liberi (7 su 12) chiudiamo a meno 6 riaprendo la partita.
3 quarto 20 - 14: il coach approfitta della pausa lunga per rimettere le cose in ordine e chiede ai ragazzi ordine tattico e compattezza; e la differenza la fa il capitano che si carica la squadra sulle spalle sia segnando, in chiusura dei 24 secondi, che difendendo con forza e vigore sui lunghi del Mestrino. Come direbbero i commentatori tecnici, l’inerzia della partita si è spostata, siamo tornati in partita, ma con quale dispendio di energie fisiche e mentali?
4 quarto 12 - 14: una partita in un quarto dove finalmente a meno di un minuto dalla fine sorpassiamo e andiamo a + 4; poi un tecnico dato alla nostra panchina (eccesso di esultanza) e il gioco dei time out portano alla fine il Mestrino alla vittoria e noi sprofondiamo per non aver gestito un vantaggio buono a poco dalla fine; saltano agli occhi i 7 falli commessi (stanchezza?) e i 7 tiri liberi degli avversari (realizzati solo 3) contro l’unico a noi concesso e realizzato e la percentuale nei tiri da tre insufficiente; alla fine la differenza è tutta qua.
Finita la partita, come novelli Achille feriti per la morte dell’amato Patroclo, ci siamo scagliati contro tutto e contro tutti facendoci solo dell’ulteriore male.
Sabato prossimo alle 20.30 andiamo a Schio dove si misurerà il nostro valore, non tanto tecnico quanto di tenuta mentale. Credo che serva la razionalità perché l’affetto e il calore non sono bastati.
Busà, Bruno 15, Boaretto 9, Bergantin 11, Malagoli F, Viberti 4, Hueber 9, Mazzucato, Malagoli G 4, Turi F 10, Turi M, Quarantotto 1; Coach Pellecchia, primo assistente Satalic.